Allenarsi con papà

Festeggiamo il 19 marzo, la festa del papà, indicando quali sono gli sport più indicati da praticare insieme, ma soprattutto quali sono gli errori da evitare

 

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del nostro esperto, Paolo Pichi

Allenarsi con papà: lo sport, si sa, può essere un grande collante e rinsaldare il legame affettivo, ma anche la complicità con il padre, figura genitoriale che forse i figli vivono meno durante la giornata. Iniziare uno sport sotto la guida attenta di papa è fisiologico, ma attenzione perché se da un lato può unire dall’altro può distruggere un rapporto.

Da una ricerca effettuata risulta che fra gli 8 e i 12 anni i bambini praticano uno sport solo per vincere e che molti genitori negano di essersi comportati male. L’abbandono avviene dopo i 12 anni perché i ragazzi dicono che non si divertono più che l’atteggiamento oppressivo del padre e dell’allenatore.

E questi dati ci devono invitare a riflettere.

Esempi di grandi figli e non sempre grandi papà

Così come non mancano gli esempi di grandi campioni che hanno trovato nel padre l’ispiratore, ma anche il genitore-allenatore. Pensiamo a Cesare e Paolo Maldini, a Giorgio e Tania Cagnotto, e a Giorgio e Deborah Compagnoni

Forse meno a Mike e André Agassi, per non parlare di Peter e Steffi Graf e a tanti altri ancora, che nel padre hanno trovato il loro carnefice. Per non parlare del famoso sciatore Marc Girardelli: il padre Helmut per rimanere suo unico referente-allenatore ha costretto il figlio da austriaco a indossare i colori del Lussemburgo.

Quello del genitore-allenatore è uno schema che può anche funzionare, ma fino a un certo punto. Il rapporto spesso troppo simbiotico, può in effetti creare non pochi problemi non solo nella buona riuscita dell’attività sportiva, ma proprio nella crescita dell’individuo.

Quali sport praticare insieme

Un classico dei classici è sfruttare il tempo delle vacanze, quindi tennis o sport acquatici durante l’estate e sci durante l’inverno. Sport che comunque richiedono una continuità e che contemplano anche una buona percentuale di divertimento.

Anche la bicicletta puo diventare un hobby che, praticato all’aria aperta, unisce e rinsalda. Per tutti sempre e comunque vale la regola di considerare lo step e la differenza d’età, soprattutto dei neo-padri la cui età, negli ultimi vent’anni si è notevolmente alzata.

“30 anni di differenza non sono pochi e possono giocare dei brutti scherzi. Certo, più sale il livello agonistico, più è difficile mantenere il passo insieme. Ma in questi casi è il padre che deve fare un passo indietro”, dice Sergio Mastore, medico dello sport.

Gli step che possono aiutare

Fare sport insieme al proprio figlio deve essere soprattutto divertente ma poi è importante che ognuno segua il suo percorso di crescita. Un papà è sempre un modello da seguire, ma anche un’immagine dalla quale a un certo punto occorre staccarsi.

Quindi regola numero uno: lasciare che i bambini scelgano la loro strada, e solo se troppo indecisi, è opportuno guidarli nella scelta. Importante inoltre valutare il migliormento agonistico, ma soprattutto scegliere una società sportiva ben organizzata (ai bambini piace molto). E anche se spesso praticate sport insieme, lasciate da subito che i bambini  diventino autonomi.

Gli errori da evitare

Capita poi che lo sport diventi anche una questione di genetica. E di conseguenza che l’allievo superi il maestro. Ecco il passaggio sembra naturale ma non per tutti i padri lo è, anzi sono proprio loro i primi a entrare spesso in competizione.

“Altro grandissimo errore, tipico del padre mancato campione, è spostare le aspettative di tutto quello che ha perso e caricare di responsabilità il proprio figlio”, precisa Emy Barni, esperta di couseling familiare, che aggiunge “Mi riferisco a quei padri che hanno l’ossessione della performance, sono loro che possono davvero creare dei danni, perché magari si mettono di traverso con l’allenatore. Se un ragazzo è costretto alla panchina o subisce durante una partita un’ingiustizia dall’arbitro, ci sta”.

Anzi la pratica di uno sport deve insegnare a non scoraggiarsi e a ricominciare, e il padre in questo deve essere il primo a insegnarlo. E a ricordare che lo sport ha un fondamento ludico e sociale e anche se il figlio ha stoffa e sarà un campione, il rispetto per l’avversario e l’accettazione di una sconfitta non vanno mai messi in discussione.

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By |2019-03-19T01:23:14+00:0019 marzo 2019|