Daniel Fontana, il triatleta paziente

Daniel Fontana, triatleta e primo italiano a vincere l’Ironman, si racconta: dai primi passi alle lunghe distanze, senza mai dimenticare di avere fiducia nelle proprie capacità

 

Daniel Fontana, 42 anni, triatleta argentino naturalizzato italiano, ha scritto una pagina importante del triathlon mondiale. La vittoria recente del triathlon olimpico di Milano è soltanto un tassello di un puzzle costruito nel tempo, con fiducia e tenacia. “Per caso o per coincidenza ho cominciato a praticare sport: a 15 anni ho scoperto il triathlon per ammazzare il tempo. Ma avevo talento ed è nata così una carriera senza programmi”.

Quando è iniziato tutto?

“Nel 2000 ero entrato nel calendario delle Olimpiadi, ma sono rimasto fuori da quelle di Sydney per un incidente subito. Poi ho cominciato a gareggiare in Europa e dal 2002 in Italia. Ho partecipato alle Olimpiadi di Atene e sono stato ingaggiato, nel 2005, dalla DDS, la squadra di triathlon italiana alla quale appartengo ancora oggi”.

Raccontaci il tuo salto di qualità

“Avevo bisogno di colmare quello che mi mancava: appartenere a una squadra, seguire un metodo, avere una programmazione. E’ così che ho fatto il salto di qualità, rientrando sempre nei primi 15 del mondo. Dopo il 2008 ho cominciato con le distanze più lunghe come triatleta e nel 2014 sono stato il primo italiano a vincere l’Ironman. Due anni dopo ho vinto in Cina, dopo aver subito un infortunio al tendine d’Achille”.

Una carriera di successi: qual è il segreto?

“Per un triatleta non esistono segreti. Ci vuole tanto lavoro e metodo. Bisogna allenarsi molto, appoggiarsi a una squadra, essere intelligenti e avere pazienza. Il successo non arriva mai all’improvviso. Non si possono tralasciare due aspetti importanti: avere fiducia nei propri mezzi e affidarsi alle persone competenti”.

Chi è il tuo idolo sportivo?

“Non ho grandi idoli, ma alcune persone mi ispirano. Per esempio Michael Jordan o Javier Zanetti, che ha fatto una carriera di grande rispetto, diventando un riferimento per il calcio italiano”.

Come trascorri il tempo libero?

“Oltre ad allenarmi, lavoro con DDS, con aziende con Enervit (società attiva nel mercato dell’integrazione alimentare) e con altri marchi: faccio il consulente e l’ambassador. Ho molti amici nel mondo dello sport e quindi, spesso, anche gli aspetti sociali della mia vita sono legati a questo. Non ho molto tempo libero, mi piace la pesca e la mosca fly fishing che praticavo in Patagonia. Vorrei più tempo per leggere e studiare”.

La tua giornata tipo da triatleta

“Mi alleno due volte al giorno, sette giorni su sette. Magari pratico nuoto al mattino presto e poi svolgo un’altra sessione in mattinata o nel pomeriggio. Per me è una grande passione, a volte mi pesa però faccio sport da quando ho 6 anni. E’ parte della mia vita”.

A tavola come ti comporti?

“A 20 anni mangiavo qualsiasi cosa, adesso seguo la dieta a zone, quella mediterranea e con cibi italiani. Seguo un programma che mi permette di mantenere equilibrato il rapporto tra carboidrati, grassi e proteine”.

E se dovessi pensare al futuro?

“Sono 10 anni che sono “vecchio” per lo sport. Pianifico a breve termine. L’obiettivo è finire la stagione con una gara del circuito mondiale preparata bene”.

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By |2018-06-11T06:44:17+00:0011 giugno 2018|