Rugby in carcere e calcio integrato: il ruolo sociale dello sport

Benessere, crescita e integrazione. Ecco in che modo la ricetta della felicità si può trovare anche in un campo da calcio o con una palla da rugby tra le mani

 

Lo sport è molto più di un semplice spettacolo e i valori che riesce a trasmettere aiutano a superare i momenti più critici della vita. Una filosofia che unisce, indirettamente, l’AS Rugby Milano e la SSD Minerva Milano, due società che puntano sul ruolo sociale dell’attività sportiva. Matteo Mizzon, responsabile del progetto dedicato al rugby nelle carceri milanesi, ci ha raccontato un’esperienza iniziata dieci anni fa: “L’obiettivo è quello di trasmettere i valori dello sport e del rugby a chi ha sbagliato, come i detenuti nelle carceri. Il primo passo? Far capire che il rispetto viene prima di ogni altra cosa, anche perché è facile paragonare l’arbitro al giudice, la cui sentenza è insindacabile”.

Rugby in carcere: ecco perché

“Sono tante le similitudini che possiamo trovare tra una partita di rugby e quella che coinvolge i detenuti: la partita della vita. Attraverso lo sport, pensiamo di trasmettere l’importanza del sostegno e dello spirito di squadra: si collabora per aiutare e per aiutarci. Se io ho la palla e te la passo, sono il primo che ti aiuta: si vince grazie al lavoro di tutti insieme. E’ questo lo spirito dell’iniziativa. Senza dimenticare la resilienza, ossia sapersi rialzare dopo essere caduti a terra”.

Come avvengono gli incontri?

“L’intento non è quello di creare una squadra per giocare: si fa un passo indietro nell’agonismo, ma si fa un passo avanti nei valori. Ci incontriamo con una cadenza settimanale, con i nostri educatori che insegnano il rugby ai detenuti. Abbiamo iniziato con l’Istituto Beccaria nel 2008, poi Bollate dal 2013 e San Vittore dal 2017. I tesserati si rendono conto di cosa c’è dietro le sbarre: possiamo essere utili e renderli felici”.

L’aneddoto: l’importanza di esserci

“Ci piace dire che noi ci saremo sempre, anche con la pioggia e la neve. Durante l’inverno c’è stato un diluvio potente, eravamo in sette per l’appuntamento abituale della settimana, ma sono usciti sul campo prima tre volontari. I ragazzi, a quel punto, hanno pensato che avevamo ridotto le forze a causa del maltempo. Si sono stupiti nel vederci tutti, abbiamo mantenuto la parola e questo per loro è importante. E’ fondamentale assicurarsi la loro accettazione”.

Come cambia il vostro approccio in base all’età?

“Il metodo è diverso nei tre istituti perché appunto cambiano le età dei detenuti. Organizziamo anche alcune partite: è un momento di verifica, partecipano tutti per divertirsi insieme ai volontari. A Bollate, per esempio, la terza partita è all’esterno: dieci detenuti vengono da noi ed è come se fosse un giorno di festa. Il riscontro? E’ più che positivo, è un’esperienza non semplice da gestire ma i valori del rugby possono aiutare i ragazzi a superare un momento così difficile della loro vita”.

Dal rugby al calcio, con la SSD Minerva di Milano. La società, nata nel 2016 come re-branding di SSD Femminile Ausonia, rappresenta un punto di riferimento sul territorio per lo sviluppo del calcio femminile e di quello integrato. Tre le squadre a disposizione. La prima squadra – militante nel campionato di serie C femminile -, il settore giovanile femminile e il progetto “Tukiki” per ragazzi e ragazze con disabilità cognitiva. La missione? Percepire il calcio come mezzo per lo sviluppo sociale del territorio e l’integrazione a 360°. Ma non è tutto, visto che la società milanese agisce anche nelle scuole e nelle comunità del territorio con molteplici iniziative.

Tukiki, un calcio alla disabilità cognitiva

L’unica cosa che conta è il sorriso, come suggerisce “Tukiki” che, in Malgascio, significa appunto sorridere. La SSD Minerva ha formato una squadra di calcio per ragazzi di tutte le età con disabilità cognitiva con l’intento di vivere lo sport come uno strumento di convivialità contro gli ostacoli e le barriere socialmente imposti. I volontari lavorano sullo sviluppo delle loro abilità motorie e della coordinazione, per migliorarne l’autostima e la sicurezza. Altro aspetto fondamentale, incrementare le abilità comunicative e facilitare il loro percorso di crescita.

Alternanza scuola-lavoro 

La SSD Minerva è un’associazione che prende per mano i ragazzi, diventando un partner educativo della scuola a tutti gli effetti. Il percorso di alternanza scuola-lavoro è finalizzato all’acquisizione di competenze pro-sociali che valorizzano l’autostima e l’amor proprio. L’iniziativa è rivolta alle scuole secondarie di secondo grado attraverso un affiancamento alle attività del Tukiki. La crescita formativa ed educativa dei bambini, infatti, è il vero fiore all’occhiello che vive il calcio in una maniera diversa dal solito.

ALLENA-MENTI, un calcio ai pregiudizi

Al calcio si può approcciare in modi diversi a seconda delle finalità richieste. La tradizione lo percepisce come uno sport maschile, ma la SSD Minerva è riuscita a combattere anche questo ostacolo. Il progetto, infatti, ha l’obiettivo di coinvolgere soprattutto le bambine della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado. In cosa consiste? Tre incontri motori (con esercizi sensoriali, giochi propedeutici al calcio ed esercizi di fiducia) più uno conclusivo in classe per parlare dei valori dello sport e dell’inclusione. Senza tralasciare l’integrazione tra bambini e bambine. Insomma, il calcio si tinge di rosa e di molti altri colori.

 

Vuoi saperne di più?

www.asrugbymilano.it

www.minervamilano.com

By |2018-06-15T01:55:23+00:0015 giugno 2018|