Genitori e figli: l’importanza del bonding materno

Avete mai sentito parlare del bonding? E del contatto skin to skin? Ecco perché sono importanti nel rapporto genitori-figli sin dalla nascita

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Giusto un anno fa, se n’è cominciato a parlare in seguito a una foto pubblicata sul suo profilo Instagram: Fedez neo-papà, a torso nudo aveva tra le braccia il piccolo Leone appena nato. Nella didascalia tra i vari hashtag, anche #skintoskin, ovvero pelle a pelle.

Da molti venne criticato: “Ma non si può mettere una camicia?”, “Non è igienico in ospedale girare a torso nudo”, ma altri lo difesero, spiegando che non stava altro che rafforzando il legame con suo figlio. Ovvero stava praticando il bonding.

Ma in cosa consiste il bonding? E come si pratica? Mettiamo subito le cose in chiaro: il bonding materno o genitoriale non ha nulla a che vedere con la pratica sadomaso, tristemente salita alla ribalta per episodi conclusisi male.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Elena Salvoro, Ostetrica libera professionista presso lo studio ostetrico Erica, Cooperativa La Tata Onlus di Verona. Ecco cosa abbiamo scoperto sul bonding e perché è così importante.

Cosa significa bonding? In cosa consiste?

“Il termine bonding è inglese e significa “legare”. Si intende quindi il legame che si crea tra due persone. È un processo che coinvolge l’essere umano in senso globale: non solo fisico, ma anche emozionale, ormonale e relazionale. Il primo fenomeno di bonding che si sperimenta è quello tra la madre e il proprio bambino.

Inizia già durante la gravidanza, e si consolida alla nascita quando mamma e bambino hanno il loro primo sguardo, nell’abbraccio del contatto pelle a pelle che si sperimenta subito dopo il parto. Il suo effetto poi dura per tutto il primo anno di vita”.

Il bonding durante la gravidanza

È vero quello che si dice del legame che si instaura con il bimbo nel pancione. Durante la gestazione, la mamma interagisce con lui in mille modi: tramite il liquido amniotico, che assume il sapore del cibo scelto durante i pasti; mediante la voce, che col tempo il feto inizia a riconoscere; tramite i movimenti, che comunicano alla mamma se è un bimbo vivace oppure tranquillo. Tutto questo comincia a porre le basi per un legame: il bonding, appunto.

Skin to skin: che cos’è?

“Dopo la nascita, il bimbo, avvolto in un telo termico, viene messo sul petto della mamma, in un contatto “skin to skin”, ovvero pelle a pelle, per ben due ore: gli studi dimostrano che con questo gesto semplice e naturale ci sono benefici fisici e psicologici per mamma e bambino. Lo skin to skin previene infatti l’emorragia del post partum nella madre, favorisce l’avvio dell’allattamento, previene l’ipotermia neonatale, favorendo la termoregolazione.

Con lo skin to skin, inoltre, si dà l’avvio al bonding: gli ormoni in gioco in questa fase stimolano comportamenti di accudimento nella madre, danno un enorme senso di gratificazione, favoriscono lo sviluppo cognitivo del neonato. Si crea un momento di intimità che permette a madre e bimbo di guardarsi negli occhi e riconoscersi a vicenda, saldando le basi della loro relazione”.

Lo skin to skin per i papà

“Se non è possibile fare il pelle a pelle subito dopo la nascita, non significa che l’occasione per creare il bonding sia perduta: se è la mamma a essere temporaneamente impossibilitata, il papà può vivere il pelle a pelle con il proprio bambino e mettere le basi del bonding. Se invece non è stato possibile fare il pelle a pelle per motivi di salute del neonato, è importante dare ai genitori la possibilità di recuperare questo momento appena possibile.

Questo perché il bonding crea le basi per la relazione genitori-bambino e per tutte le relazioni sociali e affettive future. Soprattutto ricordiamo che il contatto skin to skin non è assolutamente appannaggio della sola madre, ma un diritto di entrambi i genitori”.

Rooming-in: in cosa consiste?

Oggi in quasi tutte le strutture ospedaliere vi è la possibilità che madre e figlio rimangano insieme 24 ore su 24, invece che portare il bebè nel vecchio nido, dove soggiornava per quasi tutta la degenza. Questo è positivo non solo per rinforzare il bonding, ma anche per favorire l’allattamento a richiesta e accrescere la montata lattea.

Cosa può ostacolare il bonding?

Un distacco forzato del bimbo dalla madre – per ragioni di salute del piccolo o della mamma o per mancato riconoscimento da parte della puerpera – può ostacolare il bonding, ma non comprometterlo.

Ricordiamo infatti che il bonding non è un processo legato all’immediato momento dopo la nascita, ma può svilupparsi anche nel tempo: se da subito si è impossibilitati, si può recuperare poi, con l’allattamento, i massaggi neonatali o semplicemente annusandosi a vicenda e parlandogli. Il bonding si può instaurare anche nel caso di un bambino adottato: non è necessario infatti che vi sia discendenza diretta.

Attraverso abbracci, carezze e parole si può instaurare lo stesso un legame che duri una vita.

Bonding: ha effetti negativi?

“Non esistono effetti negativi nell’avere una base sicura su cui sviluppare relazioni affettive. Ci sono spesso pregiudizi legati al tema dei bisogni dei neonati: si sente dire spesso che i neonati si “viziano” se vengono tenuti in braccio o se si risponde sempre al loro pianto. Oggi è assolutamente necessario abolire questi pregiudizi: il neonato si ciba non solo di latte, ma anche di amore.

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È un suo bisogno irrinunciabile, e tanto più verrà ascoltato e accolto questo bisogno, tanto più il bambino crescerà con maggior fiducia in sé e negli altri, sviluppando al meglio le potenzialità del suo sistema nervoso e cognitivo, ed essendo in grado, da adulto, di creare delle relazioni affettive sane”.

By |2019-10-09T09:29:45+00:009 ottobre 2019|